Achille è un semidio. Grazie a lui, i Greci vincono tutte le battaglie contro i Troiani. Ma anche l’eroe ha un punto debole. Chi avrà la meglio nel duello con Ettore, il più forte tra gli avversari?
Nel palazzo di re greco Peleo tutti erano felici per la nascita di un bambino speciale: era figlio del sovrano e della dea Teti. «Lo chiameremo Achille!» dichiarò fiero il padre.

La dea Teti guardava il bambino con amore, ma dentro di sé era preoccupata: il piccolo sarebbe stato forte e invincibile, ma non immortale come la madre. Teti tra sé disse: «Voglio cambiare il destino di mio figlio!» Una sera, di nascosto, portò il bambino con sé e lo immerse, tenendolo per il tallone, nelle acque del fiume Stige.

Lo Stige era il fiume magico degli Inferi. Le sue acque avevano il potere di proteggere per sempre dalle ferite. La dea Teti disse: «Grazie al fiume non potrai mai essere ferito!»
Passò il tempo e il piccolo Achille era ormai divenuto un uomo. Era un bel giovane pieno di forza e di coraggio.

Un giorno però arrivò una terribile notizia: i Greci avevano dichiarato guerra ai Troiani. Achille subito decise di partire per la guerra: voleva la gloria e la fama dei grandi eroi. La dea Teti era contraria, perché era sicura che non sarebbe sopravvissuto. Ma non riuscì a fermarlo.

Grazie alla forza di semidio Achille, poté combattere valorosamente sotto le mura di Troia, insieme al suo migliore amico Patroclo, e vincere tutte le battaglie.

Per ringraziarlo delle vittorie il re donò ad Achille una serva, la bella Briseide.

Ma dopo pochi giorni il re cambiò idea, rivoleva Briseide per sé. Ma i due giovani si erano innamorati e Achille si oppose. All’insistenza del re, Achille, infuriato, disse: «Se le cose stanno così, io non combatterò più per te!»

Achille mantenne la parola e nei giorni seguenti i Greci persero tutte le battaglie.
L’amico Patroclo non poteva più sopportare tutte quelle sconfitte. Si vestì con le armi dell’amico Achille e sperò che così facendo i Troiani sarebbero scappati per la paura.
Ma Ettore, figlio del re di Troia, si avventò contro di lui, scambiandolo per Achille, e lo uccise.

Achille, disperato dal dolore per la perdita dell’amico, subito si armò e si lanciò in battaglia. Colpiva tutti quelli che incontrava, pensando a Briseide… a Patroclo… Era impazzito dalla rabbia.

Finché non intervenne il dio Apollo, dio protettore della città di Troia. Lui conosceva il punto debole di Achille.
Quando Paride, fratello di Ettore, scagliò la freccia per colpire Achille, il dio la diresse verso il tallone. Era l’unica parte del suo corpo che da piccolo non era stata immersa nello Stige.
Achille, colpito, cadde a terra.

E così Achille ebbe la vita che aveva scelto. Breve ma piena di gloria.

(md)






